Primavera Senza Razzismo: una settimana contro i pregiudizi

Layout 1Accendi la mente, spegni i pregiudizi”: con questo slogan è stata lanciata quest’anno la settimana nazionale contro le discriminazioni, promossa dall’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) e dal Dipartimento per le pari opportunità, in collaborazione con Anci e Miur.
A questa undicesima edizione hanno aderito il Comune di Reggio Emilia e il Cento Interculturale Mondinsieme, protagonisti della rassegna Primavera Senza Razzismo.

“Dobbiamo costruire occasioni di informazione e dialogo interculturale. E’ necessario battersi per affermare una società libera dai pregiudizi. Se riusciremo a raggiungere questo traguardo potremo vivere in una società più inclusiva, ma anche economicamente più avanzata, perché la conoscenza e la comprensione reciproca moltiplicano anche le opportunità di scambio”, queste le parole di Serena Foracchia, Assessore alla Città Internazionale.

Sono stati ben sette gli eventi principali che hanno caratterizzato questa edizione. Ad essi si sono aggiunti altri eventi collaterali in punti diversi della città. La realizzazione è stata possibile grazie alla collaborazione e partnership di enti e associazioni. Tra questi: Unar, Anci, Ambasciata degli Stati Uniti in Italia, Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, Regione Emilia-Romagna, Redazione Migranti, Istituzioni scuole e nidi per l’infanzia, Officina Educativa Comune di Reggio Emilia, Istoreco, scuole superiori di Reggio Emilia e provincia, Consulta provinciale degli studenti, Nova Res, A.G.E., Shinjuku Art Project- Tokyo, Museo Cervi, Comune di Montecchio Emilia, Boorea, Tavolo Reggio Africa.

Che cos’è Primavera senza razzismo

In un precedente numero di Youngernews di un paio di anni fa vi avevamo già presentato questa rassegna. Facciamo un breve riepilogo.
Primavera senza razzismo è un programma di eventi che il Comune di Reggio Emilia realizza dal 2009 in occasione della Giornata Mondiale contro il Razzismo, istituita dalle Nazioni Unite per ricordare il massacro di Sharpeville del 21 marzo 1960, quando in Sudafrica 69 persone vennero uccise e 180 ferite mentre manifestavano pacificamente contro l’apartheid.

La rassegna nasce per promuovere il confronto tra culture diverse e per combattere ogni pregiudizio e discriminazione, a partire dalle attività di educazione interculturale nelle scuole, dalla partecipazione dei giovani e delle associazioni, tutti uniti insieme per una società che non esclude e che vive la diversità culturale come opportunità di crescita e confronto.

Gli eventi: Non chiamatemi straniero

caferriAd inaugurare la settimana di eventi è stata la presentazione del libro “Non chiamatemi straniero” della giornalista Francesca Caferri.
Firma nota di Repubblica, la Caferri si occupa da tempo di politica e cronaca internazionale.
La cornice dell’incontro è stata l’Aula Magna dell’Università di Modena e Reggio Emilia, situata proprio nel capoluogo reggiano. Presenti anche gli studenti delle scuole superiori per il question time con la giornalista sul tema delle seconde generazioni e dei diritti di cittadinanza.
Hanno partecipato i ragazzi dell’Istituto Motti e del Liceo Canossa. Durante l’incontro hanno proposto la lettura di due poesie: “A mio fratello bianco” di Leopold Senghor e “In memoria di Mohamed Sceab” di Giuseppe Ungaretti.

Il libro raccoglie voci e testimonianze di giovani in “equilibrio” fra due mondi. Giovani di seconda generazione, spesso definita “generazione Balotelli”, che però non si sentono secondi a nessuno.
La lettura è dunque un viaggio nell’esperienza quotidiana dei figli di famiglie italiane e egiziane, albanesi, marocchine, cinesi, rumene etc. Famiglie simbolo delle varie ondate migratorie verso il nostro Paese.
Un libro che si pone la domanda “Chi è italiano oggi?” e che mette in evidenza il senso di sospensione e incertezza che domina l’identità di questi ragazzi, vittima dei ritardi e delle contraddizioni della nostra legislazione.

Intervistata dal Centro Interculturale Mondinsieme, la Caferri ha affermato: “Ho scelto di parlare dei nuovi italiani, anche se loro stessi non amano questa etichetta. Sono le persone nate e arrivate in Italia da piccoli con genitori di origine straniera: i migranti scelgono di migrare, i loro figli no, per questo non bisogna confonderli”.
Il modo migliore per raccontare queste persone, parte di una generazione interculturale e in crescita, è quello di avvicinarsi a loro, alle loro vite quotidiane, ai loro pensieri.
Un libro dove città e territori sembrano avere un ruolo importante e non sono mai scelti a caso.
“Reggio Emilia – commenta la Caferri – è simbolo di chi ha aperto gli occhi davanti al mondo e ha deciso di reagire in modo costruttivo.” Ma ci sono città che continuano invece a chiudersi o peggio a far finta di nulla.

Uno sguardo diverso

La seconda giornata si è concentrata presso il Cinema di Corso Garibaldi, dove è andato in scena il documentario “Ihsane e il paese di papà”, in presenza degli autori e dei protagonisti.
Un viaggio on the road, dall’Italia al Marocco e ritorno, alla ricerca delle proprie radici.
Il documentario racconta infatti il percorso compiuto dalla giovane Ihsane Ait Yahia, studentessa con origini marocchine, oggi iscritta a giurisprudenza all’Università di Modena, che parte alla scoperta della terra che ha dato i natali ai suoi genitori.
Il documentario è stato realizzato dal Centro Interculturale Mondinsieme con il supporto della Regione Emilia-Romagna, nell’ambito dell’accordo GECO 2.

Open Your Mind! Accendi la mente, spegni i pregiudizi

Presso la Sala del Tricolore del Comune di Reggio Emilia si è svolto un incontro aperto a tutta la cittadinanza con Associazioni di comunità e cittadini migranti. Dibattiti e interventi a partire dall’articolo 3 della Costituzione italiana hanno caratterizzato l’incontro al quale ha preso parte anche l’Assessore Foracchia.
art.-3costituzione-italiana-2-640x640“Aver avviato un confronto sull’articolo 3 della Costituzione, stimolando la partecipazione delle associazioni a questo dialogo, non sia soltanto un’azione culturale, ma un messaggio di come dobbiamo – pur nelle rispettive diversità, agire nella ricerca di diritti e responsabilità dell’intera collettività: il principio di bene comune deve essere alla base del nostro pensare interculturale” ha detto l’Assessore durante il suo intervento.

E cita, inoltre, Nelson Mandela, per ribadire che: “Nessuno nasce odiando i propri simili a causa della razza, della religione o della classe alla quale appartengono. Gli uomini imparano a odiare, e se possono imparare a odiare, possono anche imparare ad amare, perché l’amore, per il cuore umano, è più naturale dell’odio”.

La sfida nel pieno riconoscimento dei diritti umani e della pace ha una portata internazionale ed è una sfida tutt’ora aperta.

Altre iniziative

Tra le iniziative collaterali un incontro con Pasquale Pugliese e Sara Bigi presso ISTORECO, intitolato “Libertà di vivere nella pace. Nonviolenza e riconciliazione dei conflitti locali e internazionali” e poi ancora una serata dedicata ai racconti di donne, con protagonista la figura di Malala di cui sono stati letti estratti dal libro “Io sono Malala”.

Sedermi a scuola a leggere libri è un mio diritto. Vedere ogni essere umano sorridere di felicità è il mio desiderio. Io sono Malala. Il mio mondo è cambiato, ma io no”.

Un libro che racchiude la storia della più giovane candidata di sempre al Premio Nobel per la Pace.
Una storia che è un inno alla tolleranza e al diritto all’educazione di tutti i bimbi, un racconto appassionato di una voce capace di cambiare il mondo.
Oggi Malala è e continua ad essere simbolo universale delle donne che combattono per il diritto alla cultura e al sapere.

Nella stessa settimana, presso la sede della Regione Emilia-Romagna, a Bologna, si sono svolti laboratori di media education con gli studenti di alcune scuole superiori di Reggio Emilia, Bologna, Carpi, Bellaria-Igea Marina.

Presso la sede del Museo Cervi di Gattatico è stata invece inaugurata una mostra dedicata all’“amicizia” tra Reggio Emilia e l’Africa Australe. Uomini e donne verso la democrazia tra cooperazione e solidarietà. Un’esposizione che racconta il supporto di questa regione all’indipendenza dei popoli dell’Africa Australe e alla lotta contro l’Apartheid.

Primavera Senza Razzismo anche in questa edizione si è riconfermata una settimana ricca di eventi e testimonianze di grande interesse sociale e culturale. Un momento per fermarsi a riflettere, perché la bellezza del dialogo e del confronto con altre culture possa sconfiggere giorno dopo giorno l’inutilità del pregiudizio verso l’Altro.

(MZ)

Per le foto utilizzate si ringrazia il Centro Culturale Mondoinsieme

Approfondimenti

Locandina Primavera Senza Razzismo
Locandina Primavera Senza Razzismo a Reggio Emilia
Sito Comune di Reggio Emilia
Sito Centro Culturale Mondinsieme

 

 

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