La parola ai partecipanti

Fulcro del progetto “Giovani a confronto: parliamoci” sono i peer educator, ragazzi e ragazze che hanno deciso di impegnarsi a sostegno di loro coetaneiCome mai questa scelta? E quali le loro impressioni sull’esperienza vissuta? Abbiamo raccolto la loro voce, intervistando chi ha partecipato al progetto lo scorso anno scolastico nella fase sperimentale e chi ha appena iniziato l’esperienza nel mese di dicembre. A presentarceli è la psicologa Maria Rignanese che prima li ha preparati con incontri di formazione e poi insieme a loro ha incontrato i ragazzi colpiti da provvedimenti disciplinari. “Lo scorso anno – ci spiega – il gruppo dei peer era composto da una decina giovani, di cui 7 ragazze provenienti dal liceo socio-psicopedagogico e un ragazzo dello scientifico. Anche quest’anno il numero di peer è lo stesso (sono precisamente in 9) ma partecipano anche giovani provenienti da istituti tecnici.” Ognuno di loro svolge all’intero del progetto “Giovani a confronto: parliamoci” uno stage di 20-25 ore con riconoscimento di crediti.

Incontriamo i peer 

Abbiamo intervistato Giorgia Bellei, 18 anni, del liceo socio-psicopedagogico e Jacopo Toni, 18 anni, dello scientifico. Entrambi hanno partecipato al progetto nell’anno scolastico 2012-2013, insieme a Carlotta C., Carlotta M, Giada F., Francesca V., Johanna G e Irene B.

Del gruppo di peer di quest’anno (2013-2014) abbiamo raccolto la voce di Daniela A. ed Elena T. del 4° anno dell’istituto tecnico e di Alessia G. e Martina B. sempre 4° anno del liceo socio-psicopedagogico. Insieme a loro partecipano al progetto Elena C., Giulia B., Veronica T., Marco S. e Sebastian S.

Le motivazioni

Per Alessia, Martina e Giorgia la scelta di partecipare al progetto è legata all’interesse di sperimentare quanto studiato a scuola. “Frequentando il liceo socio-psicopedagogico – affermano – studiamo psicologia, sociologia ma solo a livello teorico. Diventare peer è un’occasione per mettere in pratica le nostre conoscenze, concretizzando quanto ci dicono a lezione i prof.”  Daniela ed Elena, che invece provengono da un istituto tecnico, hanno scelto di partecipare al progetto “perché desideriamo essere d’aiuto a qualcuno e ci è piaciuta la possibilità di darci da fare per altri giovani come noi. Ci è sembrata una proposta di volontariato un po’ diversa dalle solite.” Diversa ancora la motivazione di Jacopo “la proposta mi ha incuriosito perché volevo imparare a relazionarmi meglio con gli altri.”

Gli incontri coi ragazzi soggetti a sanzioni scolastiche

“All’inizio del colloquio  ero davvero terrorizzata – ci rivela Giorgia B – perché temevo di dire qualcosa di sbagliato che avrebbe messo in crisi il ragazzo che avevo davanti. Invece poi l’incontro si è trasformato in un dialogo tra coetanei, in uno scambio di idee e di esperienze come faccio coi miei amici. Quando il ragazzo parlava riuscivo proprio a capire cosa stava vivendo.” Della stessa opinione anche  Elena “superata la fase iniziale dove c’era un po’ di tensione da entrambe le parti, poi il colloquio è andato bene, parlavamo come si fa tra coetanei.”

Jacopo ci dice che durante i colloqui si sentiva come il fratello maggiore del ragazzo che aveva di fronte “sono riuscito ad entrare in empatia con loro perché avevamo un vissuto di esperienze comuni. Mi immedesimavo in loro, e nei loro atteggiamenti rivedendo me qualche anno fa.”

Daniela mette in evidenza un altro aspetto chiave del progetto: l’importanza dell’ascolto. “Ho cercato di capire le motivazioni del ragazzo che mi sedeva accanto senza giudicarlo e così facendo lui si è aperto ed è anche tornato per un secondo colloquio.”

Le impressioni sull’esperienza 

Giorgia non ci nasconde che all’inizio, essendo un progetto nuovo, non è stato semplice: pochi ragazzi, titubanza da parte delle scuole… “Però – afferma con entusiasmo – ho tenuto botta e sono davvero soddisfatta dell’esperienza vissuta. Mi sento arricchita dai colloqui coi ragazzi e ho proprio capito che questa è la mia strada professionale.” Per Jacopo invece è stata soprattutto un’esperienza formativa di arricchimento personale. “Grazie anche agli incontri di formazione con la psicologa ho preso maggiore consapevolezza di me e della modalità con cui relazionarmi agli altri.” Anche per Martina, che è solo agli inizi della sua esperienza di peer, sono stati importanti gli incontri formativi “innanzitutto abbiamo imparato a conoscere noi stessi e conoscerci noi come gruppo.” Elena ci racconta invece la soddisfazione legata ai colloqui appena avuti con un ragazzo inviato al servizio dalla scuola. “Dopo il primo incontro ero perplessa: temevo che il ragazzo non si fosse trovato bene e invece è tornato per un secondo colloquio! Sono davvero contenta che abbia deciso di proseguire il percorso e di aprirsi con noi, raccontandoci le sue difficoltà, i suoi problemi: noi l’ascoltiamo e non lo giudichiamo!”

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