Potenziali N.E.E.T? Scendono in campo giovani peer educatori con iniziative di volontariato e attività formative

Vivere in montagna per un giovane non è semplice – afferma la Dr.ssa Alessandra Chiappelli, Coordinatrice dei progetti prevenzione disagio dell’Ufficio di Piano dell’Unione dei Comuni del Frignano – Sono i ragazzi stessi a dircelo presso i punti di ascolto che abbiamo attivato nelle scuole secondarie di primo grado di tutti gli istituti comprensivi del territorio. Il principale problema è l’isolamento: essendo un territorio vasto e totalmente montano spostarsi per raggiungere Pavullo, polo aggregativo del distretto, non è facile e addirittura c’è chi vive in frazioni distanti dai centri dei dieci comuni. Se a ciò si aggiunge in alcuni casi una demotivazione allo studio la situazione di disagio si aggrava  fino a sfociare in un disimpegno personale e sociale che rende alcuni giovani dei potenziali N.E.E.T.”

Il percorso in sintesi 

E’ in questo contesto che nasce il progetto “Azioni in rete per il contrasto del fenomeno dei n.e.e.t. e promozione della cittadinanza attiva” che ha messo in rete  tutta una serie di soggetti (Scuole, Comuni, CSV, associazioni, Ausl) già attivi sul territorio per favorire il benessere dei giovani sia con azioni di promozione della cittadinanza attiva sia con percorsi di sostegno al successo scolastico e formativo. Fulcro dell’iniziativa, partita in via sperimentale lo scorso anno scolastico, sono i peer educator, giovani che, con la supervisione di una psicologa, si impegnano a sostegno di loro coetanei colpiti da provvedimenti disciplinari sensibilizzandoli a impegnarsi in attività di volontariato

In questi mesi il progetto, nato inizialmente come azione dell’associazione locale “Volontari Attivi Frignanesi” (Vol.a.f) sostenuta dal “Centro di Servizi per il Volontariato di Modena Sportello del Frignano” (CSV) di Pavullo si è consolidato e ampliato divenendo parte integrante delle attività promosse dall’Unione dei Comuni del Frignano per le politiche giovanili. Il progetto si sta inoltre evolvendo: è al via una seconda fase rivolta a ragazzi a forte rischio di insuccesso scolastico con l’attivazione di percorsi di orientamento e rimotivazione a cura di giovani tutor.

Il sostegno della Regione Emilia-Romagna con Legge 14

Il percorso portato avanti nel distretto di Pavullo è inserito nel più ampio progetto dalla Provincia di Modena che ha ricevuto i finanziamenti regionali di Legge 14. “L’Emilia dei giovani” – questo il titolo del progetto – ha puntato a promuovere percorsi per favorire la realizzazione personale e l’integrazione sociale dei giovani, contrastando fenomeni emergenti di demotivazione e disimpegno legati all’attuale crisi economica e sociale. In particolare su questa tematica stanno portando avanti progetti il Comune di Modena (si veda l’iniziativa “Anch’io vinco” di cui vi abbiamo parlato ad ottobre) e il distretto di Vignola, oltre naturalmente a quello di Pavullo a cui è dedicato il dossier che state leggendo.

La fase sperimentale: “Giovani a confronto: parliamoci” 

Entriamo ora nel vivo del progetto facendoci illustrare la fase sperimentale dalla psicologa Maria Rignanese che ha formato i giovani peer educator. “Innanzitutto – ci spiega –  abbiamo proposto agli studenti del 4° anno degli Istituti Superiori Cavazzi/Sorbelli e Marconi di Pavullo di seguire un percorso formativo per poi, sotto la mia supervisione, incontrare loro coetanei”.  A questa proposta innovativa di attività di volontariato hanno aderito in una decina tra ragazze e ragazzi ed è con loro che è stato attivato nello scorso anno scolastico (2012-2013) il servizio ‘Giovani a confronto: parliamoci’ rivolto a studenti colpiti da provvedimenti disciplinari. “I peer educator, a coppie, si rendevano disponibili due volte alla settimana presso La Casa del Volontariato di Pavullo a incontrare loro coetanei per ascoltarli, sensibilizzarli e accompagnarli nel percorso d’inserimento in associazioni di volontariato locali dove prestare servizio durante i giorni di sospensione dalla scuola.” In pratica uno sportello dove giovani volontari dialogano con altri giovani: uno scambio di esperienze in un’ottica motivazione, perché i ragazzi che vivono una situazione di disagio possano diventare consapevoli che modificare un proprio comportamento si può ed anzi così facendo possono anche essere utili agli altri. “Grazie a questo confronto tra pari i ragazzi hanno raccontato apertamente il loro disagio, perché si sentivano capiti avendo come interlocutori coetanei che vivano le stesse situazioni.” Ad essere arricchiti dal confronto sono stati però anche i peer educator volontari come ci hanno detto alcuni di loro  (si veda l’articolo “la parola dei partecipanti”)

Le esperienze di volontariato fatte dai ragazzi con sanzioni scolastiche

“Nell’anno scolastico 2012/2013 – ci spiega la psicologa Maria Rignanese – è stato deciso di  inserire  l’iniziativa sperimentale Giovani a Confronto parliamoci  tra le azioni di Giovani all’arrembaggio, progetto già consolidato da 9 anni sul territorio e finalizzato alla sensibilizzazione dei giovani al volontariato mediante incontri nelle scuole superiori di Pavullo durante  i quali i volontari si presentano agli alunni per offrigli la possibilità di partecipare a uno stage di 25 ore presso le singole associazioni.”  In pratica l’integrazione dei due progetti è avvenuta in questo modo: la formazione dei peer e il loro ruolo di supporto a ragazzi coetanei ha fatto sì che molti studenti colpiti da provvedimenti disciplinari abbiano deciso di intraprendere un percorso di cittadinanza attiva e responsabile all’interno di un’associazione.

VolafC’è chi ha prestato servizio presso la pubblica assistenza e chi presso residenze per anziani. Altri hanno affiancato i volontari ospedalieri dell’AVO e altri ancora quelli dell’associazione Volaf in attività per bambini. In tutto sono una decina i ragazzi con sanzioni scolastiche che si sono rivolti al servizio “Giovani a confronto: parliamoci” e che poi si sono impegnati in esperienze di cittadinanza attiva .  “Alcuni di loro – ci dice la psicologa Maria Rignanese – sono poi rimasti all’interno delle associazioni per proseguire l’esperienza anche dopo il periodo di sospensione.”

Il progetto si amplia 

“Visto il successo dell’iniziativa sperimentale – afferma  la Dr.ssa Alessandra Chiappelli, Coordinatrice dei progetti prevenzione disagio dell’Ufficio di Piano dell’Unione dei Comuni del Frignano – abbiamo messo a sistema il progetto, inserendolo nella progettualità della Provincia di Modena ‘L’Emilia dei Giovani’. E grazie ai finanziamenti che abbiamo ottenuto dall’ Assessorato Progetto Giovani della Regione Emilia-Romagna  siamo riusciti anche a rafforzare ed ampliare il progetto.” Col nuovo anno scolastico 2013-2014 hanno infatti aderito all’iniziativa tutti gli istituti superiori del territorio e anche le scuole secondarie di primo grado. Da dicembre 2013 si è inoltre formato un nuovo gruppo di peer educator. “Un’altra novità – precisa la psicologa Maria Rignanese – è che il nostro servizio si sta ampliando: facciamo anche interventi per studenti ‘problematici’ a rischio insuccesso scolastico (non solo per quelli con sanzioni scolastiche) e incontri tematici con le classi.” E cita con entusiasmo l’esperienza in cui sono stati coinvolti i peer: una mattinata di dialogo coi ragazzi di terza media sulle motivazioni legate alla scelta della scuola superiore: dal ruolo dei genitori ai legami con gli amici. “Non una giornata di orientamento ‘classica’ – spiega –  ma uno scambio di esperienze  tra un gruppo di tredicenni e chi, poco di più grande di loro, ha già vissuto quel momento di passaggio, ma che al contempo sta facendo un’altra scelta: quella della facoltà universitaria.”

Percorsi formativi  per chi è a rischio abbandono scolastico

Il progetto si sta evolvendo. “E’ al via – ci spiega la Dr.ssa Alessandra Chiappelli – la seconda fase del percorso con l’individuazione di giovani tutor a cui affidare percorsi di orientamento e rimotivazione a favore di studenti a forte rischio di insuccesso scolastico.” In questo caso i tutor saranno ragazzi tra i 18 e i 25 anni individuati dalle scuole in collaborazione con l’Ufficio di Piano, il CSV e il CIP sulla base di una graduatoria che tenga conto delle esperienze formative, di volontariato e del livello motivazionale. Nel concreto quale sarà il compito di questi giovani tutor? “Abbiamo già raccolto – afferma la Dr.ssa Chiappelli le proposte delle scuole che vanno dal supporto per lo svolgimento dei compiti in orario scolastico, alla sperimentazione di modalità di didattica inclusiva, all’affiancamento a ragazzi problematici in attività pomeridiane extra-scolastiche (come un laboratorio teatrale).”

Il progetto del Distretto di Pavullo affronta dunque il  fenomeno della dispersione scolastica coniugando esperienze di cittadinanza attiva e percorsi formativi. E lo fa puntando sui giovani volontari (peer educator, giovani tutor), valorizzando cioè lo scambio di esperienze tra pari da cui  può arrivare quella spinta motivazionale a non lasciarsi andare alla condizione di N.E.E.T.

 

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