A Bologna un Master dedicato a Pio La Torre

Avviato per la prima volta nel 2012, oggi il Master Pio La Torre rappresenta un percorso post laurea altamente professionalizzante che nel panorama italiano possiamo considerare come unico. Da poche settimane è già partita la II edizione, 2013/2014.

Proseguendo il nostro viaggio alla scoperta di progetti e percorsi legati al tema della legalità, questo mese vi presentiamo l’esperienza del Master in Gestione e riutilizzo dei beni confiscati alle mafie che l’Università di Bologna ha intitolato a Pio La Torre.

Per comprendere meglio origini, finalità e caratteristiche di questo percorso formativo, siamo andati ad incontrare direttamente l’ideatrice e oggi Direttrice del Master, la Professoressa Stefania Pellegrini, docente all’Università di Bologna e membro del CIRSFID (Centro Interdipartimentale di Ricerca in Storia del Diritto, Filosofia e Sociologia del Diritto e Informatica Giuridica).

Le origini: una risposta ad esigenze reali

“Il Master è stato creato come risposta a delle richieste arrivate direttamente da parte di chi ogni giorno si occupa di questi temi e si relaziona con aziende confiscate alla mafia. Si tratta di una realtà – ci spiega la Professoressa Pellegrini, che è in aumento , che sta coinvolgendo sempre più territori in tutta Italia. Aumentano i beni che dapprima vengono sequestrati e poi confiscati secondo la legge Pio La Torre, ma affinché vengano restituiti alla comunità e venga dato un segnale positivo, è necessario che vengano valorizzati e riutilizzati. Per fare questo occorrono delle competenze precise”.

Un Master che nasce dunque da un’esigenza espressa dal basso, da un bisogno concreto di professionisti esperti nel recupero di beni e aziende sequestrati alla criminalità organizzata, che abbiano anche competenze per seguire poi l’intero processo che come ultimo step porta al riutilizzo del bene e alla sua restituzione alla società.

“Sono gli stessi Enti pubblici a lamentare una lacuna di professionalità rispetto alla gestione dei beni confiscati alle mafie da parte di amministratori giudiziari e alla mancanza di conoscenza da parte di Enti locali che vogliano chiedere in assegnazione un bene o un’azienda confiscata e che soprattutto non vogliono che questa scelta, ad alto valore simbolico, rappresenti una ‘pesante zavorra’”, afferma la Direttrice nel documento di presentazione del Master.

Un percorso dedicato a Pio La Torre

dossier-dicembre-youngernewsNon è un caso che il Master sia intitolato alla figura di Pio La Torre, ci spiega la Professoressa Pellegrini.

Al Deputato siciliano assassinato nel 1982 è da attribuire la paternità della legge che introdusse in Italia il reato di associazione mafiosa e la confisca dei beni comuni come strumento essenziale di lotta e di contrasto alla criminalità organizzata.

La legge che porta il suo nome (Legge Rognoni-La Torre 646/1982), venne approvata il 13 settembre 1982, pochi mesi dopo l’assassinio di La Torre e pochi giorni dopo l’assassinio del  Generale Carlo Alberto dalla Chiesa, anch’egli sostenitore convinto della assoluta necessità dell’aggressione ai patrimoni mafiosi.

Un intervento legislativo più recente rispetto alla Legge Pio La Torre lo si è avuto in Italia con la legge 9 del 1996, una legge popolare voluta da Libera, che si è rivelata all’avanguardia nel panorama internazionale e che cerca di fare un passo oltre la legge La Torre.

Come ci spiega con molta chiarezza la Professoressa Pellegrini, la legge 109 vuol fare in modo che “la mafia restituisca il maltolto” alla comunità. I beni al centro dell’attenzione sono particolari e la loro non può essere una gestione tradizionale e semplice, anche perché la gestione stessa del bene non deve avere una finalità conservativa del bene ma di riutilizzo, quindi l’operatore che li gestisce non deve preoccuparsi semplicemente di farli sopravvivere ma li deve fare vivere.

Formare professionisti

“In Italia dunque le leggi ci sono, ma vanno migliorate perché sono legate a problemi di estrema burocratizzazione, alla carenza profondissima di risorse sia economiche che umane. Mancano delle professionalità specifiche.  Ecco perché – prosegue la docente, abbiamo voluto rispondere a tale richiesta proponendo un percorso formativo di questo genere”.

C’è l’esigenza reale di avere dei professionisti che  da un lato siano in grado di gestire come amministratori questi beni, in quest’ottica di riutilizzo, ma c’è anche la necessità di creare una nuova professionalità in grado di creare progetti di riutilizzo dei beni e delle aziende.

La specificità del Master è che vuole prendere il bene dal momento del sequestro, seguire la fase che dal sequestro porta alla confisca, per poi giungere alla fase del’assegnazione del bene e alla progettazione di rivalutazione del bene stesso

In Italia non esistono altri Master di questo tipo. Ci sono dei corsi di alta formazione, ma sono diversi da un Master, che per definizione deve preparare al lavoro e consegnare l’allievo al mercato del lavoro offrendo opportunità concrete già nella fase dello stage finale. “Il nostro Master, afferma la Direttrice, oltre a rilasciare un titolo universitario, vale 60 crediti formativi e prevede duecento ore di lezione frontale con successive trecentosettanta ore di tirocinio professionalizzante”.

L’organizzazione, gli allievi e i docenti

Ma come è organizzato il Master? C’è una prima parte più teorica che inquadra il problema della mafia.

La mafia che si sposta. La “zona grigia”. I legami mafiosi. La mafia in movimento. Poi segue una seconda parte più tecnica e incentrata sulla gestione.

La terza è invece focalizzata sulla richiesta di assegnazione. Dalle modalità con le quali questa può avvenire sino alle fasi di progettazione della  gestione dei beni confiscati.

Dal ruolo degli enti locali all’approfondimento degli strumenti di marketing e di gestione dell’impresa, che permettono alle aziende di ritornare a vivere costruendo canali nuovi. Si tratta dunque di un percorso che necessariamente deve passare per discipline diverse che spaziano dall’ambito più strettamente giuridico a quello socio-economico e del marketing territoriale.

Tra gli allievi del Master ritroviamo persone con un background formativo diverso (scienze politiche, giurisprudenza, economia, architettura etc.) e che spesso provengono da settori professionali all’interno dei quali vogliono specializzarsi sempre di più nell’intero processo che porta una bene confiscato ad essere efficacemente riutilizzato, ritornando a produrre una ricchezza sana, a differenza di quanto avveniva quando era in mano alla criminalità. Ad iscriversi sono anche giovani neo-laureati che hanno intenzione di investire in questa nuova professione.

La formazione degli allievi del Master Pio La Torre è affidata non solo a docenti dell’Alma Mater di Bologna, ma anche e soprattutto ad operatori ed esperti che da anni sono impegnati attivamente in questo campo. Provengono dalla magistratura, dalle Forze dell’Ordine, da Associazioni ed Enti locali, da esperienze che nel tempo si sono consolidate come vere e proprie best practice.

Come ci spiega la Direttrice del Master, si tratta di argomenti complessi per lo stesso mondo accademico, in quanto solo chi realmente gestisce quotidianamente questo tipo di attività ne conosce bene criticità e limiti.

Tra i docenti ritroviamo nomi di altissimo livello come Nando Dalla Chiesa, uno dei più noti conoscitori del fenomeno delle mafie al nord. Ma anche professionisti della Procura bolognese come Francesco Menditto, e  Antonio Dattola.

Un Master targato Libera

Il Master Pio La Torre è sostenuto dal patrocinio e dalla compartecipazione dell’Associazione Libera e rientra nelle finalità dell’accordo di Cooperazione culturale tra Università di Bologna e Libera, siglato nel 2006 e rinnovato nel 2010. Ma sono numerosi i soggetti che hanno espresso il proprio sostegno verso il Master. Tra questi: Comune di Bologna, Regione Emilia-Romagna, Provincia di Bologna, Regione Puglia, Procura della Repubblica di Bologna, Guardia di Finanza, Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, Avviso Pubblico, Fondazione Unipolis, Legacoop Bologna, Cooperare con Libera Terra e Coopfond.

L’immagine di un lucchetto aperto è il logo scelto per identificare il Master. Una scelta non casuale. Un simbolo da cui traspare la finalità di questo percorso formativo. “Dopo la confisca ai beni vengono messi questi lucchetti – ci racconta la Professoressa Stefania Pellegrini. Noi vogliamo contribuire ad aprire il lucchetto. La finalità prima del Master, infatti, è formare persone che sono in grado di riaprire questi posti e riportarli a produrre una ricchezza positiva”.

(MZ)

 

Approfondimenti

La pagina web del Master sul portale dell’Università di Bologna
Il sito Mafie&Antimafia

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