Schermi in classe, percorsi di legalità

Appassionare studenti di 12-13 anni al tema della lotta alle mafie, rendendoli protagonisti di un percorso che mette al centro il linguaggio cinematografico e i social network. E’ successo col progetto promosso a  Castelfranco Emilia, realizzato da Cinemovel Foundation e finanziato dalla Regione Emilia-Romagna. Il  dossier del mese di maggio è dedicato a questo innovativo percorso di educazione alla legalità che sta coinvolgendo altri comuni modenesi dell’Unione del Sorbara. Sul portale del progetto tanti gli spunti per una formazione audiovisiva sul tema della legalità.

percorsi_legalitaDal video della cattura di Bernardo Provenzano a quello in cui si vede un bambino di 8 anni che fa il pusher. Dall’immagine della strage di Capaci a quella che riprende un cartello stradale che inneggia a Totò Riina. Questi sono solo alcuni degli oltre 400 materiali multimediali trovati in Rete dagli studenti delle scuole secondarie di primo grado di Castelfranco Emilia e condivisi sul gruppo Facebook. E poi ancora navigando sul portale di Schermi in classe, percorsi di legalità e sui social network ad esso collegati ci si imbatte in post degli studenti, tutti ragazzi e ragazze di 12-13 anni che hanno tanto preso a cuore il tema della lotta alla mafie, da trovare il tempo, nei loro pomeriggi, di pubblicare online brevi commenti. Ma non solo: hanno anche realizzato magliette e striscioni  per dire “no alla mafia”.

Ecco in sintesi come il progetto “Schermi in classe, percorsi di legalità” è riuscito a coinvolgere attivamente giovanissimi studenti su un tema difficile e impegnativo quale quello della lotta alla criminalità organizzata. Vediamo ora più nel dettaglio com’è articolato questo innovativo progetto di educazione alla legalità.

Il Comune di Castelfranco Emilia  in prima linea contro le mafie

fondazione cinemovelCome Amministrazione Comunale – ci spiega l’assessore alla cultura Carlo Alberto Bertelli  –  da tempo siamo impegnati sul fronte della legalità, naturalmente non solo con l’apporto del mio assessorato ma anche con quelli alla pubblica istruzione a alla sicurezza e legalità, in quanto nel nostro territorio si sono verificati episodi sintomatici che hanno rivelato la presenza di criminalità organizzata di tipo camorristico. Accanto ad azioni mirate nel settore degli appalti e dei cantieri, riteniamo che per prevenire la mafiosità si debba agire sul fronte culturale. E proprio in quest’ottica, partendo da una precedente collaborazione con Cinemovel Foundation legata al festival itinerante di Libero Cinema in Libera Terra, abbiamo congiuntamente presentato alla Regione il progetto Schermi in classe, percorsi di legalità.”

Al centro del progetto l’autoapprendimento con video e social network

“Abbiamo cercato di rendere la cultura della legalità accattivante per ragazzi di 12-13 anni – ci spiega Vincenzo Bevar Project Manager della Fondazione – puntando innanzitutto sull’audiovisivo, in continuità con l’esperienza di Cinemovel Foundation che usa il cinema come strumento di comunicazione sociale portandolo dove non c’è mai stato (Mozambico, Marocco, Senegal, Beni confiscati alle mafie). Ma non ci siamo fermati all’introduzione dell’audiovisivo a scuola come strumento didattico per parlare di legalità, perché ciò che ci interessava era rendere gli studenti protagonisti attivi.” Al di là delle proiezioni di lungometraggi ciò che costituisce il cuore pulsante di questo progetto è infatti l’utilizzo delle nuove tecnologie: Internet, skype, facebook, flikr, youtube, il tutto collegato a un portale creato ad hoc a disposizione di studenti e insegnanti. “La sfida – prosegue Vincenzo Bevar – è stata quella di stimolare la ricerca in Rete da parte dei ragazzi di materiali multimediali sul tema delle mafie e della legalità in una logica di auto apprendimento, promuovendo il dialogo e la condivisione sui social network. Tutto ciò, potendo contare sul sostegno degli insegnanti e avendo naturalmente precedentemente affrontato l’argomento con esperti in aula e anche con interviste via skype a giornalisti, magistrati…”

La prima edizione

Il progetto,  finanziato con fondi regionali di Legge 3/11, ha preso il via nell’anno scolastico 2011-2012 e da febbraio a giugno i 500 studenti delle classi seconde e terze delle scuole secondarie di primo grado “G.Marconi” e “G. Guinizzelli” hanno partecipato al percorso. “Gli incontri si sono susseguiti  tra interventi in aula da parte di esperti, tra proiezioni di lungometraggi e interviste skype, ma ciò che più ha coinvolto i ragazzi – afferma la prof.ssa Francesca Agostini, insegnante di religione all’istituto Guinizzelli – è stata la possibilità di essere loro i protagonisti cercando a casa  materiali in Rete che parlassero di mafie e pubblicandoli sul gruppo di Facebook: si sono sentiti liberi di esprimersi e di far emergere senza vergogna dubbi e domande.”

I temi trattati

“Negli incontri in classe – ci spiega Vincenzo Bevar – abbiamo affrontato lo stereotipo del mafioso creato da videogames, serie televisive e film. simpson_mafiaA metterlo  in discussione sono stati i ragazzi stessi, trovando online video, foto o stralci di documentari che immortalavano i bunker dei boss.”  Altro tema trattato è stata l’infiltrazione mafiosa al nord. “Gli studenti – ricorda la prof.ssa Francesca Agostini – ponevano domande molto concrete: come si manifesta la mafia sul  nostro territorio? cosa possiamo fare noi per opporci?” Gli esperti intervenuti hanno parlato quindi di tutti quei settori dove la criminalità è infiltrata: gioco d’azzardo, evasione fiscale, prostituzione, spiegando il fenomeno  della mafia dei colletti bianchi.

Dalla scuola alla comunità

La discussione è poi uscita dalle aule e dai social network. Schermi in Classe - Striscione Antimafia“I miei studenti – ci spiega la prof.ssa – si sono trasformati in reporter e hanno coinvolto anche le famiglie a interrogarsi sulle infiltrazioni mafiose al Nord. In alcuni casi, rari per fortuna,  c’è stato un rifiuto a rispondere ai quesiti…” C’era poi stata una grande mobilitazione tra i ragazzi con la realizzazione di magliette “no-mafia” e grandi striscioni in vista di un evento finale per coinvolgere l’intera comunità, ma il disastroso terremoto ha interrotto i preparativi sul nascere…

Nel 2013 il network si è allargato ad altri Comuni dell’Unione del Sorbara

Proprio partendo dalla ricostruzione post-terremoto è stata ideata la seconda edizione di  “Schermi in classe, percorsi di legalità”, finanziata anche quest’anno dalla Regione Emilia-Romagna. L’idea è stata quella di pensare al progetto in un’ottica distrettuale, coinvolgendo oltre agli studenti di  Castelfranco anche quelli degli altri comuni dell’Unione del Sorbara colpiti dal sisma con riflessioni connesse alla legalità nella fase della ricostruzione. Da febbraio a giugno sono dunque impegnati nel percorso anche gli studenti delle secondarie di primo grado di  Bastiglia, Bomporto, Nonantola, Ravarino. Altra novità è la partecipazione dei ragazzi del primo anno dell’Istituto tecnico agrario “Spallanzani” che ha sede a Castelfranco.
“Rendere il dialogo aperto a ragazzi di territori ed età differenti è la sfida di quest’anno – conclude Enzo Bevar –  nella prospettiva, ci auguriamo, di allargare in futuro a livello regionale la rete di studenti coinvolta nelle attività del progetto. Intanto è già a disposizione di tutti gli insegnanti il ricco portale di Schermi in classe per una formazione audiovisiva sul tema della legalità.”

(AM)

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